Mamma uccide la figlia 18enne e poi si suicida: il messaggio vocale diffuso dall’amica

Yasmine Seffahi, 18 anni, di origine marocchina, era una studentessa modello, sempre impeccabile a scuola, con la passione per il giornalismo, ma nella serata di domenica 27 maggio, è stata sgozzata dalla madre, che poco dopo ha dato fuoco al loro appartamento e si è suicidata, gettandosi dal 4° piano di un palazzo in via Francia, a Cecchina (Roma).

In un messaggio inviato alla compagna di classe, Yasmine esprimeva tutto il suo sconforto parlando del rapporto con la madre: “Mamma non mi dice la verità su molte cose, mi rende la vita impossibile, vivo come nell’inferno di Dante”.

Eppure Yasmine, come ha detto alle amiche, era in un inferno dantesco, schiacciata tra la voglia di essere occidentale e le radici marocchine, la cultura musulmana e il Corano che lei leggeva da sola in casa: curiosa e studiosa com’era anche la sua religione andava approfondita.

Yasmine era nata a Biella e il padre l’aveva lasciata da neonata sola con la madre, Saliha Marsli, 43 anni. L’Italia era il suo paese: dal Piemonte, lei e la madre, si erano trasferite nel Lazio, prima a Genzano e poi a Cecchina, in via Francia 33, dove si è consumata la tragedia.

La 18enne era integrata. «Bella, allegra, sorridente – dicono ora gli amici – ma da venti giorni era diventata cupa e pensierosa, ce l’aveva con la mamma che la limitava e voleva che stesse di più a casa».

Alle amiche più strette, la giovane aveva confessato la paura di dover lasciare l’Italia per raggiungere la sorella maggiore, in Francia. Madre e figlia non vivevano una situazione economica felice. La 43enne lavorava come colf e come badante, ma questo non bastava mai ad arrivare a fine mese. Forse anche questo ha contribuito a portare la donna a compiere quel gesto estremo, prima uccidendo la figlia e poi togliendosi la vita gettandosi dal balcone di casa.

Forse, in condizioni di forte stress psicologico, la donna all’ennesimo litigio con la figlia, proprio per il suo modo di essere, domenica alle 20,30 è stata colta da raptus, ha impugnato un coltello da cucina e ha tagliato la gola alla figlia, poi ha dato fuoco alla casa e, con una scala e il coltello sanguinante in mano, è salita sul tetto e si è gettata dal lucernaio del quarto piano, precipitando nel giardino di un’abitazione al pian terreno.

La donna è morta sul colpo e quando i vigili del fuoco hanno sfondato la porta dell’appartamento di via Francia per la giovane Yasmine non c’era più nulla da fare: la diciottenne era riversa in un lago di sangue senza vita.