La telefonata del ragazzino dello scuolabus incendiato: “Non possiamo morire” – Audio

“Signore, ci stanno rapendo in un pullman. Ci minacciano con il coltello – dice il bimbo all’operatore del 112, che cerca di tranquillizzarlo -. Il prof è davanti, siamo tutti in ostaggio”.

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“Il guidatore ha un coltello in mano – prosegue il ragazzino -. C’è benzina per terra, non resistiamo più”. E ancora, con educazione anche nel momento del terrore, “signore la prego, chiami qualcuno. Non è un film questo, abbiamo 12 anni – si sente alla fine della telefonata -. Non possiamo perdere la vita”. Quindi, l’indicazione sul luogo verso il quale sta viaggiando il bus: “Stiamo andando verso la campagna”.

Proprio le telefonate dei ragazzini a bordo – la seconda chiamata è di Ramy, che “guida” l’operatore raccontanto quello che vede – hanno permesso ai carabinieri di intercettare il mezzo sulla Paullese e di fare da muro al pullman con le proprie auto, due delle quali sono state speronate. Sono stati gli stessi militari, poi, a sfondare la porta e i finestrini posteriori e a portare in salvo i bimbi mentre il bus iniziava a bruciare.

Sy – poi arrestato per strage, resistenza, incendio e sequestro di persona aggravato dalle finalità terroristiche – ha spiegato di aver agito per vendicare i morti in mare nel Mediterraneo“

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