Orrore in Slovenia – Trovati resti di 250 persone durante uno scavo

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Sono stati massacrati a colpi di fucile e gettati in quelle profonde cavità in cui più nessuno li ha cercati per tutto questo tempo: è successo quando la guerra era ormai terminata, e si tratta di 250 persone, metà dei quali appena adolescenti, i cui poveri resti sono stati ora ritrovati da una squadra di speleologi sloveni nella zona del Kočevski Rog. “Oltre un centinaio erano ragazzini tra i 15 e i 17 anni, e assieme a questi abbiamo rinvenuto anche cinque donne” ha raccontato lo storico sloveno Jože Dežman, capo della Commissione statale per l’Individuazione delle fosse comuni che ha coordinato lo scavo.

Grazie ai racconti che si sono tramandati nel tempo si conosceva già la storia del massacro avvenuto in quella zona ad opera dei titini jugoslavi. Nonostante ciò gli scavi sono stati autorizzati solo nel maggio scorso. Da quel momento gli speleologi si sono dovuti calare per decine e decine di volte in quelle profonde cavità per recuperare i resti di quelli che un tempo erano 250 persone, metà dei quali solo ragazzini.

“Oltre ai resti umani, abbiamo trovato rosari, immagini sacre, pettini, specchi, cucchiai e circa 400 bottoni” ha rivelato l’archeologo Uroš Košir, coordinatore dell’operazione di recupero. Secondo le ricostruzioni storiche, la maggior parte delle 250 vittime sono state trucidate in un unico evento , in una notte dell’orrore del 1945. “Dall’analisi delle ferite trovate sui teschi tutte le vittime sono state uccise con fucili automatici” ha spiegato  Košir rivelando che lungo i  margini esterni della foiba vi erano grandi quantità di munizioni prova che l’esecuzione di massa fu commessa sul posto. Non solo, “i resti delle vittime erano coperti di sassi e detriti, ma sopra a questi abbiamo trovato altri corpi, il che fa pensare che per ultimi furono uccisi e gettati nella fossa i prigionieri incaricati di coprire il baratro” ha rivelato il coordinatore dell’operazione.

Le povere vittime della strage non avranno mai un nome ma secondo il responsabile delle indagini di polizia, Pavel Jamnik, ” incrociando dati e testimonianze sull’attività partigiana in quella zona, la responsabilità dell’eccidio è da attribuire all’Ozna, la polizia segreta jugoslava, e in particolare al suo braccio operativo, il Knoj (Korpus narodne obrambe Jugoslavije), ovvero il Corpo di difesa popolare della Jugoslavia, costituito da partigiani ed incaricato della sicurezza interna dei territori ‘liberati’ durante la seconda guerra mondiale in Jugoslavia e in seguito il territorio della Jugoslavia comunista”.

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