Covid – Il governo sceglie la “linea dura”: “Per Natale vietati gli spostamenti tra regioni”

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In vista delle feste, il governo, sceglie di seguire la “linea dura”: le misure anti-Covid che saranno inserite nel nuovo Dpcm sembrano ormai decise.

Le limitazioni degli spostamenti, con coprifuoco alle 22 saranno confermate dal 21 dicembre al 7 gennaio, e continuerà la “lotta” agli assembramenti. Inoltre il presidente di Italia Viva, Davide Faraone, ha confermato al Tg4 l’apertura dei ristoranti a pranzo anche a Natale e Capodanno.

Sarà vietato spostarsi da una Regione all’altra se non per lavoro o salute, per raggiungere la residenza o per “necessità”, autocertificate, come quella di “assistere un genitore solo”. Il 25 e 26 dicembre sarà vietato anche uscire dal proprio Comune. E la raccomandazione a non sedersi a tavola, anche dentro casa, nelle festività con persone non conviventi. Confermata la chiusura degli impianti sciistici, mentre restano aperti i capitoli scuola e ricongiungimenti familiari fuori Regione.

Nel Dpcm ci saranno misure “per un graduale rientro a scuola al quale stiamo lavorando in queste ore”, ha garantito la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. Per il sottosegretario alla Salute, Sandra Zampa, “le scuole superiori potrebbero riaprire a metà dicembre, ci sono discussioni in corso, ma per me sarebbe meglio aprirle a gennaio”. Sui ricongiungimenti familiari, invece, lo scontro va in scena in Senato, con Italia viva e una minoranza del Pd che chiedono di permetterli anche fuori Regione e allentare la morsa del Natale.

In Consiglio dei ministri arriverà anche un decreto legge per definire il perimetro delle nuove restrizioni, a partire dal divieto degli spostamenti, e per consentire al prossimo Dpcm di durare più di trenta giorni (si discute di arrivare a 50), per poter coprire le festività almeno fino alla Befana. Giovedì sera, dopo la presentazione in conferenza stampa, potrebbe arrivare la firma del premier Conte.

Sulle misure, però, arrivano forti resistenze innanzitutto dal Parlamento. Il ministro Speranza al Senato e alla Camera illustra la linea concordata nel governo. Si dice fiducioso che presto l’indice RT possa calare sotto 1 ma avverte che il “raggio di sole” non vuol dire “pericolo scampato”: “Se abbassiamo la guardia la terza ondata è dietro l’angolo”. Per piegare la curva evitando il lockdown generale, spiega il ministro della Salute, vanno evitati gli assembramenti nelle località sciistiche e limitati gli spostamenti internazionali.

A Palazzo Madama va in scena una dura lite tra i capigruppo di maggioranza, che non riescono a trovare un accordo su una risoluzione comune da votare in Aula: si fa firmare dai capigruppo in commissione Salute un generico via libera alle comunicazioni di Speranza. Sulle barricate ci sono Davide Faraone (Iv) e Andrea Marcucci (Pd). “No alla chiusura dei comuni a Natale”, perché – dicono all’unisono – non ha senso penalizzare chi vive in piccole città, magari senza ristorante. Si apra ai  ricongiungimenti con i parenti piu’ stretti, i genitori e i nonni. E, chiede Faraone, si permettano le crociere e le cene della vigilia in albergo. La linea di Marcucci non è quella del Pd, chiariscono subito Nicola Zingaretti e Dario Franceschini, che descrivono molto irritato con il capogruppo Dem: “Serve la massima prudenza”.

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